IVANOVKA 22.12.1942

 

Abbiamo fatto giocare al pubblico questo scenario davanti al negozio di modellismo di Sarzana Model Art MC, in occasione della manifestazione "La soffitta in strada".

Lo scenario è stato giocato con il regolamento Rapid Fire II e con miniature in metallo e plastica in scala 1/72 - 20 mm..

 

LA STORIA

Il 16 dicembre 1942 iniziava sul fronte russo, a sud di Stalingrado, l'offensiva sovietica chiamata "operazione piccolo saturno"; l'obiettivo dei russi era di sfondare le linee dell'asse in corrispondenza dell'8° armata italiana.
Dopo aver travolto le divisioni Cosseria e Ravenna, provate dai combattimenti precedenti e dal rigido clima invernale, le forze russe iniziarono a dilagare nelle retrovie italiane, minacciando anche la città di Rossosch, sede del comando del corpo d'armata alpino.
In tutta fretta, per tamponare la falla, vennero mandate unità alpine della divisione Julia; i combattimenti durarono dal 20 al 30 dicembre e per tale motivo la battaglia venne chiamata "Battaglia di Natale".
Il culmine degli scontri si ebbe per il controllo di un nodo stradale presso la cittadina di Ivanovka il 22 dicembre del 1942 dove il battaglione alpino l'Aquila, supportato dai resti del battaglione alpini sciatori Monte Cervino (formato esclusivamente da maestri di sci e di alpinismo equipaggiati con
attrezzature di primissima scelta) occuparono e tennero, anche se a costo di enormi perdite, il cosiddetto "incrocio maledetto", anche grazie al rinforzo di elementi del XXIV corpo corazzato tedesco.
Gli sciatori del battaglione monte cervino, in particolare, diedero prova del loro coraggio attaccando i T-34 russi con mine anticarro e bombe "molotov", per tali azioni e per altre prodezze saranno infatti chiamati da nemici e da alleati i "diavoli bianchi".

IL WARGAME

Inizialmente le cose non sono andate bene per i russi, infatti il Mig-3 che doveva garantire l'appoggio aereo è stato subito abbattuto dal fuoco di fucileria proveniente da terra, poi l'unico carro KV-1 è stato distrutto. In risposta si è sviluppato il fuoco di appoggio russo (mortai e cannoni di battaglione e una Katiusha) che metteva fuori uso gli unici due cannoni dell'Asse (uno italiano e uno tedesco) e colpiva la casa dove era installato il comando del battaglione l'Aquila, uccidendone il Comandante.

Sempre sfruttando il fuoco di artiglieria, i T-34 russi con la fanteria in appoggio trasportata sopra, riuscivano ad avanzare e a penetrare tra le case di Ivanovka.

Gli sciatori del Monte Cervino attaccavano coraggiosamente i T-34 con bottiglie Molotov e mine anticarro, ma riuscivano solo a danneggiare un carro senza fermare l'avanzata nemica. Subito dopo erano quasi tutti eliminati dal fuoco della fanteria russa che accompagnava i carri.

Il morale delle poche truppe italiane iniziava a vacillare ma la resistenza continuava senza che vi fossero ritirate.

L'arrivo dei carri tedeschi (1 Tigre, 1 Stug 3 ed un Flakpanzer 38) appoggiati da due compagnie di fanteria, ha creato il momento culminate della battaglia le cui sorti, ormai avverse all'Asse, potevano essere cambiate.

Putroppo il fuoco dei tre carri tedeschi riusciva solo a danneggiare leggermente un T-34.

La pronta reazione dei carri russi distruggeva i tre carri tedeschi uno dopo l'altro, provocando perdite anche alla fanteria.

A questo punto la poca fanteria Italo-Tedesca rimasta, si ritirava

decretando la vittoria russa.